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Ritorna: Comunità Viva

Se è stata cosa buona e giusta pen­sare di riattivare un "caro" stru­mento che, per oltre 15 anni, è stato considerato il mensile locale che ha avuto più seguito, è perché è uscito fuori dalla scena locale quando ancora non si era sazi. Abbiamo, quindi pensato, per la gioia di molti di, riproporlo con gli stessi criteri e finalità di allora, perché considerati valoriali, produttivi e propositivi. Siamo stati stimolati da quell'ansia di rilancio e promo­zione che si avverte in tutti gli ambiti claudicanti e introversi. Per questo, il titolo, che si presta ad una duplice interpretazione, lo si consideri non solo come l'annun­cio di un ritorno (fisico) di qualcosa di caro, ma anche come il desi­derio di un ritorno tipologico degli ascendenti che hanno dato credito e profilo poliedrico alla nostra comunità. Il mensile religioso di vita lagonegrese è stato uno spazio estroverso ed inclusivo di condivi­sione, di pensieri ed azioni anche trasversali, che ha fatto dialogare, confrontare ed incontrare la comunità tutta, anche la più lontana. Non è stato un semplice e ste­reotipo bollettino. Ha avuto il merito di proporsi anche come mente critica nei con­fronti di un forum culturale, sociale e religioso sempre vigile e di alto profilo. Ha saputo filtrare evangelicamente problematiche e vicissitudini, contribuendo a perorare l'oggettività dei fatti per significatività contemplativa. Siamo del parere che il lascito metodologico e ideologico del mensile è ancora contemporaneo, anche se alcune misure di prospettiva vanno considerate, a motivo dell'acuirsi di scet­tici scenari e cinici poteri, che hanno modificato tessuto sociale, trame relazionali, profili culturali e stato morale, tendenti a svilupparsi a piramide e ad ombrello. Il periodico vuole essere un'agorà di confronto più ampio, al fine di far crescere una rete di interdipendenza per sentirci complementari tra di noi. Il dialogo, l'oggetto che sta alla base dei nostri interessi, non viene adottato come tecnica per cambiare l'altro. Si deve dialo­gare con l'altro non esclusivamen­te  per  convincerlo  o  precettarlo. Il vero dialogo permette: la scoperta    nell'altro    del positivo,   l'apertura   a nuovi   orizzonti   e   il superamento dei propri punti di vista, individualismo, pregiudizi. Il confronto schietto e sincero non può  che creare   armonia,   pur nella   diversità   delle voci,   proprio   come accade    in    un    duo musicale che può mettere insieme un basso e   un   soprano   senza dissonanze. Siamo convinti che il dialogo   può   liberare da idee fisse e da luoghi  comuni,   può   far compiere  passi  verso l'altro.
Tutti siamo convinti
che la comunità è viva, perché pensa, agisce e cammina, ora, è più che mai opportuno, per non cadere nel filone dei fatui fatalisti, che vivono come se la loro epoca non ne preceda altre, interrogarsi sul dove parte e dove porta il nostro osservare, camminare e agire, senza prescindere se vogliamo celebrare qualche conquista da esse (radice, coscienza e apprendimento). La nostra è una comunità viva, perché vive per significati, per speranza e pace. Sono le modalità regia che hanno bisogno di una trascendente regìa. La redazione, che non ha intenzio­ne di predicare umanesimo, ma di dedicare spazio e tempo ad umani­tà autentica, la sola che plasma, organizza e finalizza una umanità come comunità integra e solidale, ha scelto questo giorno per ringraziare sentitamente l'ideatore della rinnovata opera S.E Mons. Vincenzo Cozzi, per ben 14 anni parroco della concattedrale, nonché vicario episcopale della diocesi di Tursi-Lagonegro. Da parte della redazione le più vive congratulazioni per il suo iter ministeriale nella fedeltà a Dio e servizio all'uomo.

Don Mario

numero 1/2006

 

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